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La letteratura, tra storia e libertà


Il Prix Murat è un'iniziativa frutto del rapporto tra un piccolo gruppo di studiosi e molti, sempre più numerosi, lettori-studenti dell'Università e delle Scuole, portata avanti insieme ai loro coraggiosi insegnanti. Il Grec, questo piccolo gruppo di persone, che opera da venti anni, appare fortemente motivato e ha un obiettivo preciso: suscitare il dibattito sul romanzo contemporaneo. I giurati-lettori del Murat esprimono la volontà di partecipare ad un'esperienza, in autonomia di giudizio, ad un dibattito sulla letteratura, dove possono controllare ciò che avviene e affermare liberamente le loro scelte.

L'atto della lettura, quando non viene imposto come un atto obbligatorio, quando è libero, crea legami, diventa sociale, individuale e plurale. Insegna a scegliere ed esercitare una scelta rappresenta un momento fondamentale nella maturazione di una persona perché è un gesto di responsabilità, con cui ciascuno opera una selezione secondo una logica di merito. Ciascuno indica quello che, a suo avviso, gli sembra il meglio. Tutti i passi fatti per ogni edizione del Prix Murat comportano delle scelte: il Grec sceglie tra un centinaio di romanzi la terna da presentare ai giuratilettori e compie questa selezione in assoluta libertà, senza pregiudizi e senza condizionamenti. Il Prix Murat unisce generazioni diverse: la scelta degli «anziani», il Grec, e la scelta dei «giovani», i lettori. I lettoristudenti leggono e votano liberamente, senza subire influenze esterne. La libertà dei lettori-giurati costituisce un elemento positivo. Il Prix Murat realizza, dunque, una specie di «sondaggio del gusto» di giovani lettori, dando luogo ad un test degli interessi letterari, e in alcuni casi fornisce indicazioni agli editori, scoprendo autori francesi, addirittura prima che si affermino in Francia.

Il Murat si estende sempre a nuove scuole: oggi riuniamo studenti (e professori) di tutte le province pugliesi. Un innegabile successo. Diverse Università hanno cercato di imitare il Prix Murat senza riuscirci. I tentativi fatti altrove sono falliti : occorre troppo lavoro e un'organizzazione di ferro : così gli aspiranti imitatori hanno dovuto desistere. Il Murat oggi rappresenta qualcosa in più di ciò che aveva rappresentato fino alla scorsa edizione: Il Murat ci sembra oggi un atto di resistenza contro l'ignoranza dilagante. L'ignoranza è diventata un'arma politica per sottomettere l'intelligenza e la conoscenza. L'ignoranza oggi non ha più vergogna di mostrarsi in piena luce. Se oggi gli ignoranti sono molti, perché dovrebbero nascondersi? Mai in passato agli incolti era capitata una stagione più propizia. Andiamo a comandare è la loro parola d'ordine. L'ignoranza, che invece è positiva quando ha coscienza di sé e dei suoi limiti, quando decide di conoscere ciò che non si conosce, oggi si presenta solo come la nuova barbarie. Oggi l'ignoranza detiene il potere e noi a questa ignoranza ci opponiamo e resistiamo.

Oscar Wilde scriveva nel secolo scorso «Volgarità e stupidità sono vivacissime nel mondo moderno». Figuriamo cosa può accadere oggi che a volgarità e stupidità si aggiunge un'incommensurabile ignoranza. Il Murat è qui oggi una piccola forma di resistenza, di cui noi tutti siamo responsabili e protagonisti.

Ora veniamo a due parole che vorremmo fossero i nostri punti di riferimento comune, Storia e Libertà. Vediamo la Storia: se riflettiamo un attimo e pensiamo alla storia che conosciamo, quando la conosciamo e se ce la fanno conoscere (ho i miei dubbi che ce la vogliano far conoscere), la storia degli atti umani nel corso dei secoli è un lungo elenco di atti violenti e sanguinari, la storia dell'uomo è scandita dalle guerre, con il loro corollario di morti: un tentativo continuo di sottomissione sulla base della forza militare. Per l'ultima guerra mondiale si contano 50 - 60 milioni di morti, gli storici non sono d'accordo sulle cifre, si parla di centinaia di città rase al suolo in Europa e non solo, di deportazioni e di campi di concentramento, di eccidi di massa contro i civili. Un filosofo, Hegel, che dovremmo tornare a leggere con attenzione per la sua capacità di riflessione (non si tratta, come immaginano alcuni, di un filosofo « difficile ») nelle Lezioni sulla filosofia della storia parlava in questi termini della storia: «Geschicte Als Schlactbank», la storia come banco da macellaio. Subito dopo aveva aggiunto «La storia non è il terreno della felicità». Di citazioni sulla storia se ne potrebbero fare molte altre, ma limitiamoci a queste. Prendiamo atto che la storia non è percorso privo di ostacoli, non esiste un progresso continuo, anzi tutt'altro: le vicende umane sono spesso reversibili e il confine tra il bene e il male viene spesso occultato. L'altro termine è Libertà. Alla storia si contrappone la libertà, quella individuale e quella collettiva, ma soprattutto quella individuale. Per comprendere la libertà cominciamo con il riferimento a quella che è la costituzione per tutti noi abitanti del pianeta. La costituzione dell'umanità si chiama Carta dei Diritti dell'uomo e del cittadino e nasce nel corso della Rivoluzione francese. In essa si dichiara che «la libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce agli altri». La libertà è importante per tutti noi perché, come diceva Montesquieu, «La libertà è quel bene che ti fa godere di ogni altro bene». Sartre, per parte sua, nell'Esistenzialismo è un umanesimo, sosteneva che « Gli atti degli uomini in buona fede hanno come ultimo significato la ricerca della libertà in quanto tale ».

Veniamo alla Letteratura. La letteratura, scrive Kamel Daoud in Zabor o i Salmi, la traduzione è mia perché è un volume da poco apparso in Francia, «è l'unico stratagemma contro la morte. La scrittura è stata inventata per fissare la memoria... Se non si vuole dimenticare è perché in un certo senso non si vuole veder morire intorno a sé». Dunque, tra Storia come è stata finora, e la letteratura come è sempre stata, noi scegliamo la letteratura, non perché rifiutiamo la Storia ma perché la letteratura è uno strumento che permette di trasformare anche la storia e di ridurre il coefficiente di morte che la storia porta con sé». In un romanzo recente di una scrittrice che merita la nostra attenzione, Rachel Kushner, Mars Room, si legge: «La letteratura è arte, irriducibile a un messaggio e per questo è politica». In altri termini gli slogan passano, la letteratura, la scrittura resta. E poi con la letteratura, lasciatemelo dire, ed è la cosa più importante che posso dirvi, con un romanzo tra le mani, come dice una canzone, «you'll never walk alone» (Gerry and the Pacemakers, gruppo di spalla dei Beatles dal 1959 al 1966).

Matteo Majorano

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SPOGLIO DELLE SCHEDE

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Giovedì, 23 Maggio 2019 09:32

Prix Murat 2019 : Dossier de presse

Quotidiano di Bari, Vendredi 17 Mai 2019

17 maggio 2019 - Quatidiano di Bari

  

Gazzetta del Mezzogiorno, Lundi 20 Mai 2019

20 maggio 2019 - Gazzetta


Corriere de Mezzogiorno, Mardi 21 Mai 2019

21 maggio 2019 - Corriere

 

 Gazzetta de Mezzogiorno, Mardi 21 Mai 2019

21 maggio 2019 - Gazzetta

 

 La Repubblica, Mardi 21 Mai 2019

21 maggio 2019 - La Repubblica

 

TRM Network, Mercredi 22 Mai 2019. Pour voir la vidéo, cliquez ici 

22 maggio 2019 TRM NETWORK

Corriere de Mezzogiorno, Mercredi 22 Mai 2019

22 maggio 2019 - Corriere

 

 Gazzetta de Mezzogiorno, Jeudi 23 Mai 2019

23 maggio 2019 - Gazzetta

 

Quotidiano di Bari, Jeudi 23 Mai 2019

23 maggio 2019 - Quodidiano di Bari

 

 

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Mercoledì, 17 Ottobre 2018 14:08

Incontro con David Lopez

David Lopez - Fief - Copertina

Venerdi 19 ottobre, ore 17:00 - Alliance Française, Bari

Incontro con l'autore DAVID LOPEZ

Presentazione del romanzo  Fief

Pubblicato in Eventi in corso

capture-docorcran-2015-09-21-a-14.17.50 1di Benoît Monginot e Ida Porfido

ENTRETIEN

A l'occasion de la conférence du 26 octobre (Bari, Palazzo delle Poste, 18h00), organisée par l'Institut Français et l'Université de Bari, Ida Porfido e Benoît Monginot ont rencontré Adrien Bosc et lui ont posé quelques questions.

 

Ida Porfido, Benoît Monginot : A l'occasion du Festival de la Fiction Française, vous êtes ces jours-ci de passage en Italie pour la présentation de votre livre Constellation (Prendere il volo) où vous citez parfois en épigraphe des auteurs tels que Marinetti et Tabucchi. Quels rapports entretenez-vous avec ces auteurs et plus largement avec la littérature italienne ?
Adrien Bosc : Un rapport constant, Tabucchi est un auteur important. Pendant mes études, j'ai vécu à Naples pour un travail sur les œuvres morales de Leopardi. Malaparte, Campana, mais aussi Primo Levi m'ont accompagné. Les Ecrits Corsaires de Pasolini m'ont beaucoup apporté, je pense à son article « La disparition des lucioles ».
I.P., B.M. : Votre récit, qui se focalise sur le crash du Constellation F-BAZN d'Air France en octobre 1949, présente une manière d'instantané du monde occidental de l'après-guerre. Pourquoi avez-vous choisi cet événement, pourquoi cette époque ?
Adrien Bosc : L'immédiat après-guerre me semblait une période fascinante, les séquelles, les stigmates de la guerre mêlés à l'espoir débordant. L'événement, le fait divers du F-BAZN pouvait, outre son caractère de destins entremêlés, de tombeau d'acier, symboliser cette époque. A travers la multiplicité des vies anonymes, célèbres, un précipité du monde se déploie, une image arrêtée de l'époque, fidèle par le croisement de ces multiples trajets.
I.P., B.M. : En ce qui concerne l'écriture du roman, une chose surprend : la documentation, précise, énorme. Cependant, j'imagine qu'il y a pour vous une différence entre le travail d'investigation historiographique et l'écriture littéraire. En quoi consiste-t-elle ?
Adrien Bosc : Vous avez tout à fait raison. Constellation est un roman, au sens plein du terme. Je ne situe pas le roman dans l'invention absolue, d'ailleurs cette définition est récente, je lui préfère celle de Sade dans Idée sur le roman : « On appelle roman l'ouvrage fabuleux composé d'après les plus singulières aventures de la vie des hommes ». « Singulières aventures de la vie des hommes » ne signifie pas forcément le récit fictif, le matériau brut du récit peut être issue des singulières aventures réelles. Le roman se démarque justement de l'enquête, du document historique ou journalistique, par la forme, l'écriture en premier lieu et la structure du récit, l'économie générale. Le romancier à la différence de l'historien ne vise pas l'exhaustivité, ni l'objectivité du journaliste. Nous usons de leurs techniques pour composer le récit, s'en suit la création d'une armature narrative pour accueillir les faits. En terme botanique, les faits obtenus lors de ces recherches constituent le tuteur, la plante, le récit se développe autour de cette base solide, mais elle peut au détour de ses circonvolutions s'en éloignait tout en y restant attaché.
I.P., B.M. : En termes leibniziens (et je rappelle que vous mentionnez rapidement l'auteur de la Monadologie dans votre livre), à partir d'une monade événementielle les chapitres de votre roman déploient la figure d'un monde. Peut-on dire à ce titre que le projet esthétique de votre roman se double d'une sorte de métaphysique de l'écriture ? La littérature a-t-elle vocation selon vous à restaurer une image cohérente du monde, à en rassembler les débris en un récit ordonné ?
Adrien Bosc : J'en suis persuadé. Le seul rôle que je souhaite assumer en tant qu'écrivain est de donner sens à un passé insensé. Non établir une vérité en reliant les points épars, mais exposer un monde qui m'est étranger en le faisant mien par les liaisons qui n'appartiennent qu'à mes obsessions, mon écriture. Prendre une revanche sur nos vies, nos plans sont toujours déviés, nos desseins sont toujours précaires, nous subissons plus que nous provoquons. Le roman à l'inverse, vient inscrire une logique dans le hasard. Leibniz usait dans la Théodicée d'une image picturale : nous vivons nos vies comme si nous étions à quelques centimètres d'un tableau, tout nous apparaît abstrait, quelques mètres et nous saisissons la cohérence de l'ensemble. Je me sens très proche en ce sens d'écrivains comme Patrick Deville ou Olivier Rollin, Pour saluer Melville de Jean Giono comme un modèle.
I.P., B.M. : Le lecteur de Constellation ne peut que rester interloqué par le faisceau de coïncidences et de hasards objectifs que votre récit met en relief. A l'instar de Breton, concevez-vous les constellations du hasard comme le signe d'une nécessité profonde et signifiante ou bien pensez-vous au contraire qu'un accident comme celui du F-BAZN d'Air France démontre la contingence et l'absurdité de nos existences ?
Adrien Bosc : Cela participe de la même idée. Les liaisons sont artificielles, c'est l'image d'une constellation, des étoiles reliées par l'arbitraire forment un symbole, un repère autant pour la navigation que l'imaginaire.
I.P., B.M. : L'aspect le plus énigmatique de votre livre est sans doute cette discrète présence au cœur de l'enquête d'un noyau apparemment autobiographique : on a parfois l'impression que vous ou votre narrateur essayez de relier, par des fils invisibles et ténus, la vie des personnes dont vous évoquez l'histoire à votre propre existence. Y a-t-il le projet d'une autobiographie à mots couverts dans Constellation ?
Adrien Bosc : Le projet autobiographique est en transparence, il est au cœur du livre sans étouffer le récit, la constellation n'existe que par celui qui lève les yeux au ciel. Au détour du récit, des obsessions, des lectures, des liaisons arbitraires, un portrait se dessine.
I.P., B.M. : Pour quelles raisons évoquez-vous Cendrars et son mariage tardif avec Raymone Duchateau à la fin du livre ? Quel est le rapport entre cette union in extremis, cet accomplissement, et les vies tronquées des passagers du constellation ?
Adrien Bosc : Le dernier chapitre est un post-scriptum hors sujet en apparence. La coïncidence des dates, le mariage de Cendrars en Suisse le même jour, à la même heure que l'envol du Constellation, est une bénédiction. Pour Cendrars, l'image poétique de la Constellation est centrale, c'est sa main coupée en ascension, par-delà les zeppelins agglomérés aux étoiles d'Orion. Il y a également la mort de Rémy, son fils, en avion, à Meknès. Et le Saint-Joseph de Coupertine. Surtout, ce mariage, anecdotique de prime abord, est un retour à bon port pour le poète apatride, il retrouve à Sigriswill dans l'Oberland, une des ancêtres, il parle même de l'écriture d'une « Conquête de Sigriswill » œuvre rêvée et jamais écrite. Cela rejoignait, une idée du seuil, comme seuil décalé en aéronautique : début et fin de la piste. Atteindre sa révolution en revenant à l'initial : la Suisse pour un Cendrars revenu d'une vie de voyages.
I.P., B.M. : Enfin, pouvez-vous nous parler de vos actuels projets littéraire ?
Adrien Bosc : Je suis incapable de parler de projets en cours d'écriture, de peur sans doute de ne pas les achever. Néanmoins, Constellation est le premier volet d'une trilogie.

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Mercoledì, 15 Gennaio 2014 09:18

Sull'autofiction - Intervista a Isabelle Grell

poliakoff2di Giusi Alessandra Falco 

Isabelle Grell è una studiosa di letteratura e specialista di autofiction.

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Mercoledì, 23 Ottobre 2013 14:05

"Un homme perdu", storia di due innocenze

photo Isabelle Desesquelles 3 copiea cura di Giusi Alessandra Falco

Intervista a Isabelle Desesquelles, che racconta ai lettori italiani il romanzo vincitore del Prix Murat 2013

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